L’autore con le sue strisce minimali ha fatto del primo volume di Cronachette un grande successo e il secondo volume sarà presto un altro grande successo.Giacomo Nanni è nato nel 1971 a Rimini. Ha collaborato con Mano, Saldapress, Lo straniero, Hamelin, Glomp (Finlandia), Sai comics (Corea), Internazionale, Slowfood, Beccogiallo, Canicola, Orecchio Acerbo, Zoolibri, Rolling Stone, Cornelius (Francia). Ha pubblicato i libri “Storia di uno che andò in cerca della paura” e “Cronachette” con Coconino Press. Nel 2005 ha vinto il Premio
per la Miglior Storia Breve a Lucca Comics con il racconto La più bella cosa, nel 2006 il Premio “Nuove Strade” al Napoli Comicon, nel 2008 il Premio ANAFI.
Cronachette :Una gatta, in stato interessante, si aggira per le strade di una silenziosa cittadina di provincia, prima di partorire tre cuccioli. Fra questi, una piccola micia nera. Il tempo trascorre placido… Il secondo volume di Cronachette procede a ritroso nel tempo, fino all’estate del ‘92, ai primissimi giorni di vita della micia Esterina, una delle protagoniste della stagione fumettistica italiana 2009.
Tratta dal sito comicus un intervista a Giacomo Nanni l’ autore del libro Cronachette ,e Cronachette 2.
Ciao Giacomo e benvenuto su Comicus! Ci vuoi raccontare un po’ di te e di come sei arrivato nel mondo del fumetto?Ho trentotto anni. Ho pubblicato la prima storia a fumetti sulla rivista Black di Coconino Press otto anni fa. Nel frattempo ho cominciato assieme ad altri autori ad autoprodurre una rivista a fumetti chiamata Canicola, e in seguito per Coconino ho pubblicato tre libri.
Mi ero avvicinato al fumetto come “professione” già parecchi anni fa, perchè a Rimini nel 1986/87 c’era una succursale della scuola Feininger, dove mi ero iscritto perchè stava a nemmeno cento metri da casa mia, e ho seguito per qualche mese le lezioni di Daniele Brolli e diversi stage con gli insegnanti della scuola di allora, fra cui Igort, Giorgio Carpinteri, Massimo Giacon… Avevo solo 15/16 anni, ero troppo giovane, non è servito a molto sul momento. Poi ho frequentato la Scuola del Libro di Urbino, sezione Disegno Animato. Anche questa risale a diversi anni fa ormai.
Cronachette è nato sul tuo sito, sottoforma di tavole autoconclusive che pubblicavi tu stesso; all’inizio di questo progetto cos’era Cronachette nella tua testa? Una sorta di “blog” del rapporto tra te e il tuo gatto, un banco di prova dove sperimentare orizzonti del medium fumetto che in altri tipi di storie non ti era permesso fare, o che altro ancora?
Quando ho cominciato a pubblicare le prime tavole di Cronachette sul blog, non avevo un’idea precisa di quello che sarebbe diventato.
“Banco di prova” forse è il termine giusto, perché mi sentivo libero di pubblicare qualunque cosa, ma mi sono subito posto anche nell’ottica di disegnare qualcosa di leggero, da leggere distrattamente, come succede spesso con i blog. Avevo precisa l’idea che ogni tavola avrebbe dovuto essere leggibile di per sé, autonomamente, in modo che se non ti eri letto quelle precedenti riuscivi comunque a coglierne il senso. Più che esplorare nuovi orizzonti, sono andato a rileggermi per esempio le vecchie comic strip americane, soprattutto quelle di avventura: dove c’era uno sviluppo nella storia, ma ogni striscia presa singolarmente era già un brevissimo racconto autoconclusivo. Se prendi le vecchie storie di Rip Kirby, o Dick Tracy è così, c’è un racconto che si sviluppa, ma ogni striscia ha una sua propria autonomia e i personaggi non si evolvono veramente. Quindi l’idea principale era di utilizzare quella concezione sulla tavola singola per disegnare una specie di autobiografia. Poi quando mi sono trovato di fronte alla possibilità di farne un libro ho potuto riorganizzare lo stesso materiale con altrettanta libertà, e così molte delle tavole che avevo postato sul blog per esempio, sul libro non sono comparse, ma ne ho disegnate molte di nuove. Più della metà del materiale del libro non è mai uscito sul blog.
Cronachette 2 è un prequel che racconta “le origini” di Esterina: il fatto che questo secondo volume abbia una narrazione più lineare è riconducibile alla necessità di raccontare questa storia, o è legato alla consapevolezza comunque che quei fumetti sarebbero stati poi raccolti in un albo?
Entrambe le cose. Ho disegnato il libro di getto, una tavola dopo l’altra, anzi due tavole alla volta, in modo da dare comunque un ritmo unitario all’insieme, nel senso che alla fine di ogni coppia di tavole è sempre presente una sorta di gag, anche se il racconto continua nelle pagine seguenti. Il fatto di concepirlo direttamente come libro mi ha permesso di inserirvi una storia un poco più articolata, con uno sviluppo e una conclusione, diversamente dal primo volume. Avevo chiaro in mente quello che sarebbe successo di pagina in pagina. Ho avuto un anno intero per pensarci, molti appunti a cui fare riferimento e soprattutto i ricordi di quel che era successo veramente, perché è autobiografico anche questo. Di conseguenza il libro ha assunto una forma meno frammentaria.
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